ARLECCHINO VII

Col sole di primavera ho dipinto i mezzi di locomozione di Arlecchino che sono biciclette, motocicli, automobili, trattori, carrozze, furgoni.

A tutti questi mezzi ho dato il nome di biciclette perché nei dipinti essi hanno solo due ruote, di qualcuno si vede anche la ruota di scorta, ma quella, sotto forma di gomma ripiegata, anche le bici possono averla.

Oggi, pur non essendo un grande appassionato di autoveicoli, riconosco che alcuni di essi, soprattutto del passato hanno proporzioni assai studiate, ben misurate, gradevoli e accattivanti, di indubbia bellezza.

Ma, se devo essere sincero, la silhouette delle carrozze la trovo più estrosa nell’equilibrio tra pieni e vuoti e ha una purezza e un’armonia fatte più “ad arte”.

Dal punto di vista formale volevo essere quanto più semplice possibile. I dipinti assolutamente privi di una terza dimensione, i colori non più di uno più uno, la composizione centrale, lo sfondo bianco.

Le biciclette di Arlecchino non hanno motori, esse si muovono se io manualmente le sposto; ciò è coerente con quanto avevo in mente di fare.

Caro Magritte di “Questa non è una pipa” questa è una bicicletta.

G.S.

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