TRE DAME

 

La scelta non è priva di ragione, direi anzi che è motivata da una perspicuità conseguenziale, esplorativa. Non suggerisce una rilettura: che ciò per l’eternità non avvenga. Mai! E’ rivissuto il ciclo del fare - Oh, mare senza stanchezza! - E’ ricercato il modo di proporre. Ora è restituzione nell’inversione del tempo e dei ruoli. E perché mai non dei luoghi?

Un’esposizione dovuta, quindi, ad un ampliamento della capacità del quadro di includere esperienze diverse dalla propria, alla volontà di prendere contatto con uno spazio non conosciuto.

Come non è priva di ragione e sentimento - ci mancherebbe altro - la scelta degli Artisti e dei dipinti. La modella deve ispirarmi a tal punto da farsi per sviluppo naturale muso di gatto, e l’abilità del pittore deve prestarsi al cambiamento, essere duttile e pronta ad una sostanziale manipolazione. Ancora e più di prima la modella deve scuotermi tanto che la mutazione deve essere accettata da me e da lei come una normale progressione, inevitabile, piacevole, suscitatrice di godimento nel risveglio di un sottocutaneo bisogno ludico.

Dalla Dama con cagnolino del 1986, anno che ha visto i miei amati gatti intersecarsi con la pittura e con dedizione tramutarsi in essa, alla Dama con ermellino del 1997 attraverso la chiarissima simmetria del ritorno tanto atteso nella Dama con liocorno. In tre quadri dodici anni di pittura. Ribadisco: si tratta di una decisione soppesata e ancora una volta circolare; ora sul nastro per una nuova partenza.

In tutti questi anni tanti gatti hanno vagato per il mio studio, tanti muti salti di gioia ho respirato, tanti miagolii hanno puntualizzato il mio lavoro procurandomi graffi con unghie che sapevano di incidere e tatuare conoscenza e dolore, e radici nella storia, ma facendomi volare anche in alto dove non esiste la storia né ciò che di soppiatto accadrà, ma solo la bellezza.

Nei visi e musi delle mie dilette modelle cercavo, sicuro di trovarla, la memoria del gatto. Una ricerca davvero tutta speciale giacché in ognuno di questi tre dipinti, fra strati di vernici, cataste di sguardi scrutatori compresi ancor di più nella distrazione di un attimo, tra pile di lustri siderei e sciami di nocche ambrate, silenziose e vaganti come miniature d’acqua, c’era già un saggio quattrozampe a guidar la mia impaziente mano.

G.S.

 

La semplice definizione di ispirata metamorfosi, che pure viene in mente, può risultare limitativa, non sufficiente a definire e comprendere la complessità di un procedimento non fine a se stesso ma straordinariamente articolato nelle varie fasi che lo determinano e coinvolgente nei risultati.

Va da sé che la trasposizione felina dei ritratti, scelti non a caso ma secondo il criterio visivo e caratteriale esattamente misurabile della predisposizione, di una predestinazione letta dal sentimento o sesto senso che dir si voglia, nella libertà mai azzerata in una domesticità mai totale, determini l’incedere sicuro senza possibilità di pentimento, titubanze o inciampamenti stilistici, di un personaggio parallelo, una sorta di alter ego che rende comprensibile l’imperscrutabile, finalmente chiaro l’evento (per metà compiuto in un tempo molto lontano, per l’altra metà, in modo irrevocabile, nel presente) realtà-verità-pittura.

Dipinti scelti, quindi, a colpo sicuro senza colpo ferire operando una decisa mutazione a fior di pelle e in profondità, non traumatica ma seguendo le direttive di un’occulta indole che tende, grazie alla vitalità intrinseca che l’opera d’arte possiede, a rendersi evidente in presenza di un potenziale ricettore. Mutazione condotta e spronata con un gesto secco, repentinamente bloccato, del braccio e della mano aperta e verticale, veloce come una zampa, secondo la metrica felpata della compatibilità, del richiamo che l’artista riesce a leggere negli occhi già di gatto.

In questo caso poi la metamorfosi, è giusto il momento di affermarlo, ha innumerevoli sfaccettature, muove da un sostrato che ha origini in una profondità storiografica dilatabile per capriccio quanto si vuole o seriamente riducibile ad una ben tornita e necessaria essenza dal contenuto incognito, per certi versi addirittura ermetico.

Il possesso animalesco, totale della superficie dipinta e di tutto quanto vi sta sotto, avviene, ciò è curioso assai, invertendo, non per costrizione ma attraverso un procedimento che, visti i risultati del tutto convincenti non poteva che essere naturalmente così, la cronologia delle opere da cui queste divertite evoluzioni strutturali hanno avuto inizio.

Quasi si trattasse di un viaggio speculare, un cammino a ritroso nel tempo, un andare all’interno del processo storico e stilistico muovendo all’incontrario.

L’ermellino, il liocorno, il cagnolino instaurano una magnifica intesa ad un tempo loquace e segreta con i nuovi arrivati: noi gatti.

F.C.

 

METAMORFOSI FELINE: COME IN UN ROMANZO DEL MISTERO DOVE FINISCONO LE DAME, COMINCIA IL GATTO.

Tre dame, solo tre. Anzi tre felini che sembrano giocare a travestirsi da grandi opere d’arte: La Dama con cagnolino di Pontormo, la Dama con Liocorno di Raffaello e la Dama con ermellino di Leonardo da Vinci.

Una metamorfosi stuzzicante, quanto meno curiosa. "Nessuna rilettura, per carità" tiene a precisare l’autore, Gaspare Sicula, pittore siciliano di 45 anni, segnalato sul catalogo Bolaffi del 1987/88 e in questi giorni, fino a domenica prossima (30 maggio) presente con le sue tre tele alla Galleria Spazi Arte.

Sicula, grande appassionato di gatti -val qui la pena premetterlo, in quanto componente determinante della sua ispirazione- vuole suggerire un "ampliamento della capacità del quadro di includere esperienze diverse dalla propria".

Un ampliamento che squarcia i confini del vero, per entrare in un fantastico mondo dei racconti del mistero, dove la modella arriva ad ispirare l’artista a tal punto da trasfigurarsi, in questo caso fino ad assumere sembianze feline. E l’abilità del pittore deve prestarsi al cambiamento, essere duttile e pronta ad una sostanziale manipolazione. "Ancora e più di prima la modella deve scuotermi tanto che la mutazione deve essere accettata da me e da lei come una normale progressione, inevitabile, piacevole, suscitatrice di godimento nel risveglio di un sottocutaneo bisogno ludico".

Tre gatti-dame. Tre dipinti. Dalla Dama con cagnolino del 1986 -"Anno che ha visto i miei amati gatti intersecarsi con la pittura e con dedizione tramutarsi in essa"- alla Dama con ermellino del ’97: "In questi anni tanti gatti hanno vagato per il mio studio…Nei visi e musi delle mie dilette modelle cercavo, sicuro di trovarla, la memoria del gatto".

Carlo Francou, Libertà

 

GASPARE SICULA E LE "TRE DAME". UN ARTISTA COI BAFFI!

Un ritratto al vostro Micio? E perché no! Guardando le opere di Gaspare Sicula, ci tornano alla mente le opere del Diciottesimo secolo, quando presso la borghesia era "di moda" farsi ritrarre con il proprio animale da compagnia: Una moda che con il passare degli anni (e dei secoli) ha avuto fortune alterne, ma che oggi esplode appieno: il gatto infatti è diventato il compagno per eccellenza per molti e allora perché non immortalarlo su una tela?

Deve essere stata la stessa riflessione che Gaspare Sicula ha fatto una quindicina di anni or sono quando, pennello alla mano, ha iniziato a dipingere il piccolo felino domestico ispirandosi ad artisti di tutto rispetto come Leonardo, Raffaello, Pontormo…

L’idea è talmente piaciuta che ai primi quadri ne sono seguiti altri, e poi sono arrivate le mostre e con queste il successo…

L’ultima mostra -che si è tenuta a Piacenza, presso la galleria "Spazi Arte" dal 24 aprile al 30 maggio scorso- è stata un vero trionfo.

Ma quello del pittore siciliano, che vive a Tortona, non è il primo (o l’unico) successo: Gaspare Sicula vi è abituato. Lo testimoniano le "personali" che l’artista ha inaugurato in differenti città italiane.

L’artista scrive: "(…) Il gatto felino domestico (?) e re di uno stato che non c’è se non nel concetto di stato di pura bellezza, equilibrio, armonia, eleganza. Il gatto parla con me, distratto, e mi dice che la storia l’ha compresa e l’arte l’ha vissuta, ha arricchito il suo sguardo profondo come la vita. Il gatto passa e resta e lo vedo mentre agilmente si sospinge per poi rallentare la caduta felpata. Modella l’aria attorno a sé con panneggi barocchi, acque veneziane, tratti e punti fiamminghi, odor di rinascenza, e lascia la scia sinuosa, colorata nell’aria mentre altrove infioretta grumi di assenza coi baffi".

Insomma un artista che ha dedicato al gatto, oltre al suo amore senza limiti, la sua arte. Un’arte che vi consigliamo di non perdere se la mostra dovesse capitare nella vostra città. E se poi sull’onda della borghesia del Settecento inglese, voleste fare eseguire un ritratto al vostro compagno baffuto, beh, non vi resta che contattare l’artista.

Flavia Capra, il Gatto

 

GASPARE SICULA. IL NUOVO VOLTO DEI CLASSICI. CON PEDIGREE.

…Con quel "ritratto felino" Gaspare Sicula inizia la fortunata serie di questi ultimi due anni che vede il muso di piccole siamesi sul corpo della Grande odalisca di Ingres o di una cocotte di Fantin-Latour. Mentre randagi sornioni diventano i personaggi di Van Eyck e del Tintoretto. Questo divertissement del pittore ha attirato l’attenzione di molti collezionisti "gattofili" che gli hanno commissionato il ritratto del felino di casa. Proprio come facevano gli aristocratici nell’Inghilterra del Settecento.

L’amore dell’artista siciliano per i gatti è anche il pretesto per rivisitare i grandi maestri dell’arte. Nei classici, Sicula afferma di ritrovare l’equilibrio e l’ordine alla base della sua ricerca pittorica. In particolare, poi, sono la luce della pittura fiamminga e il naturalismo del Caravaggio a ispirare il pittore per le sue nature vive. "Sono nature morte perfette" spiega la gallerista Marika Lion. "Vive perché", prosegue, "fatte di frutti della mente posti in un universo tridimensionale regolato da precise leggi geometriche". Qui i frutti polposi, posti entro solidi impianti prospettici, sono colpiti da una fonte luminosa nitida, radente. E’ la luce della sua Sicilia. Quella che Sicula ricorda delle torride giornate estive, bianca e abbagliante…

Marcella Coltri, Arte

 

MODE D’AUTORE. Il "Chi è" dei nuovi ritrattisti.

…Per chi volesse ritrarre, alla maniera dei lord dell’Ottocento i cani e i gatti di casa, l’artista "giusto" è Gaspare Sicula.

Alessandro Riva, Sette

 

MERCATO – E’ IL MOMENTO DI INVESTIRE NELLA WILDELIFE ART.

Tigri dipinte con la precisione di una fotografia. Dame del Rinascimento con la faccia da gatto che fanno il verso a Leonardo. Esplode la moda dei quadri "animalier", firmati da giovani con mano d’artista e competenze da etologo. Ecco dove comperare le loro opere con pochi milioni, e a chi chiedere un ritratto del proprio animale domestico.

Il primo a investire in Wildelife Art e a collezionare ritratti di animali feroci, dipinti da artisti contemporanei, è stato quattro anni fa il duca Filippo d’Edimburgo, consorte della regina Elisabetta II. Ma ci sono anche la viaggiatrice col mal d’Africa, il partecipante al premio Camel Trophy, l’ex cacciatore redento e la signora iscritta al Wwf. Tutti disposti a spendere da 3 a 30 milioni per il ritratto di una specie in via di estinzione. D’altro canto questo moderno genere "animalier", erede di quello fiorito nelle Fiandre e in Inghilterra tra Sei e Settecento, è un settore in costante espansione dal 1993, quando a Londra Christie’s organizzò la prima vendita pubblica, puntando su un mercato giovane e poco frequentato dai collezionisti. Oggi il comparto è molto vivace e le aste si svolgono in modo regolare almeno una volta all’anno; l’ultima da Sotheby’s, proposta nel febbraio scorso, fece registrare il 100 per cento di venduto. Il mercato è soprattutto anglosassone perché proprio dall’Inghilterra uscirono due secoli fa artisti come George Stubbs. Statunitense è invece James Wyeth, figlio d’arte e celebre ritrattista di orsi, di elefanti e di gazzelle…

Dall’inizio di quest’anno anche il mercato italiano dà segni positivi: varie e interessanti sono le proposte di quadri "animalier" stimati da 500 mila lire a 15 milioni, firmati da artisti giovani e di talento…Più ironico è lo sguardo di Gaspare Sicula , specializzato in ritratti di gatti nei panni di celebri dame e cavalieri del Rinascimento. Esposti fino al 30 maggio alla Galleria Spazi Arte di Piacenza sono la Dama con l’ermellino, da Leonardo o quella con il liocorno, da Raffaello, scelte perché nel loro sguardo si cela un che di felino.

Marina Mojana, Carnet

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