CAVALLI A DONDOLO

 

Non voglio dormire né cullarmi tanto da arrivare a farlo. Voglio soltanto evitare di vedere e di sentire. E vedere, sentire, gustare, annusare, toccare con gli occhi della mente.

Da sveglio, con queste mie sensorie memorie, voglio dedicarmi a cullare quel che mi resta di un’Arancia Azzurra: un’Arancia Azzurra.

Sto cercando la felicità in pittura. Una felicità fatta di pittura e non di oblio che felicità non potrebbe mai essere. L’oblio è la precarietà gravida di terrore dopo una ovattata, insipida ma vertiginosa, a grossolana voce minuziosa scansione temporale ubriaca.

La decimazione casuale di quanto pretende la possanza di sottrarsi all’oblio accelera prima lo strappo di un’illusione (quale soglia ultima) e, subito dopo, l’invitante baratro di una rabbia convulsa dove precipitare, senza mai raggiungere il fondo, in una corsa dimenticata a forza verso l’apatia.

Se l’oblio è questo, e se fa di tutto per tenermi a sé legato mani e piedi, come posso mai pensare soltanto ad una blanda culla pittorica atta solo a svuotare per riempire , con un movimento a singhiozzo anziché continuo, il vuoto con nuovi dilatabili vuoti che hanno il compito di frenare la mia prerogativa di fare, riversandola pensando ad altro (ecco l’aggravante!) in una ipotetica, “poco edificante e sonnolenta” incapacità di fare e di pensare?

Voglio addormentarmi per svegliarmi dormendo, e in una concreta illusione dipingere i figli dei sogni. Portare nell’oblio pittura immaginaria la cui felicità è solo uno dei primi passi per imparare a muovermi con andamenti curvilinei tutti uguali in apparenza ma tutti diversi nella sostanza. Dipingere il dondolo è il tramite per trasferirmi nell’immaginario. Io mi cullo su un dondolo dipinto e mi addormento. Mi sveglio dentro la pittura. E non ho bisogno di dipingere perché sono pittura.

Le sollecitazioni a cui oggi siamo sottoposti sono di gran lunga superiori a quelle che ci servono. Sono troppe e, oltretutto, difficilmente assimilabili perché tanto veloci da inibire ogni capacità di analizzarle anche a livello inconscio. Analisi, si badi bene, come valutazione e non come tagliuzzamento. E la capacità di valutazione è un’insostituibile e naturale caratteristica (insostituibile perché naturale) di cui ci stiamo privando.

Sono convinto che tutti quanti corriamo seri pericoli. Checché possano pensarne gli ottimisti ad oltranza, che per essere tali hanno sicuramente il loro tornaconto, continuando così finiremo, non sapendo più da quale parte andare, per sbattere la testa l’uno contro l’altro.

Si può tentare di assorbire la superpregnanza di questa straboccante realtà e diventare matti o prenderla di petto e uscirne a pezzi. Si può far finta di niente con la ripetizione continua della stessa pittura monotona e falsa e diventare stupidi. Si può effettuare un salvataggio all’ultimo momento chiudendosi in totale solitudine, facendo magari grande pittura autocelebrativa. Salvezza apparente per la nostra superbia, ma neanche questa per il nostro coraggio costretto a chinarsi davanti all’arrendevolezza o peggio a soccombere sotto il peso della vigliaccheria.

Si può dipingere un dondolo, fermo da poco o prima che incominci a muoversi.

G.S.

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