CAVALLI A DONDOLO II


Entrare nell’universo di Gaspare Sicula significa fare i conti con la dimensione della lentezza.

Il movimento del dondolo è il movimento della lentezza, del ritmo materno che culla dolcemente. Quasi con una geometria esistenziale Sicula riporta questo concetto nella sua opera ma non ne fa un discorso concettuale, né affida la sua poetica ad un minimalismo formale: in lui tutto è e fa parte della propria esistenza.

Dondolo come indugio, trastullo e lentezza: c’è chi corre e nella velocità consuma i propri pensieri e dimentica di sé, c’è chi invece si ferma e nella lentezza mette a fuoco la memoria.

In questa dimensione sospesa, come la ruota che non ha inizio né fine, c’è invece un centro, un punto dove attraccare l’ancora ed esplorare.

La pittura oscilla come tutte le cose che hanno vita e attraversano il tempo. Ma altrettanto esiste la volontà di essere fermi nella mutevolezza.

E così accade che un pittore improvvisamente prenda coscienza del proprio luogo, del cavalletto: e da qui ne faccia un centro, un punto di osservazione sicuro.

Il cavalletto di Sicula diviene cavallo, il cavallo, cavalluccio a dondolo. Basta mettere degli assi ricurvi sotto alla base e il gioco è fatto! Ma non ancora, perché, quasi come in un gioco di scatole cinesi o in un rimando di specchi la pittura ha la capacità di riprodurre se stessa, di affinare il desiderio di astrazione, di rendere ancora più significante l’oggetto: ciò farà sì che Sicula ritrovi quell’immagine proiettata sul proprio quadro.

Sicula giunge ad un’organica operazione di pulizia formale del segno e del cromatismo. L’opera-segnale diviene un campo fertile su cui condurre la propria ricerca.

Dai piccoli giocattoli di legno quali i cavalletti a dondolo, si passa al giocattolo dipinto. Le immagini sono essenziali, sagome di estrema distillazione formale, appunto segnali.

Da questa fase oggettuale in cui Sicula presenta il cavalletto a dondolo come scultura, come oggetto significante, si passa ad un’altra fase in cui il dondolo (questa volta dipinto come segnale) appare sulla tela. Dall’oggetto quindi al simbolo, in un’esasperata bidimensionalità.

È forte la tentazione di decodificarne la simbologia. Il dondolo ha origine dalla ruota, la ruota evoca la perfezione suggerita dal cerchio e si riferisce al mondo del divenire, della creazione continua, dunque, della contingenza, dell’ipermanenza. La ruota è anche un richiamo allo spostamento, liberazione dalla condizione di luogo e, come la ruota, anche il dondolo tocca il suolo in un unico punto.

Sicula individua nel dondolo la propria cifra, quasi la cifra esistenziale che lo riassume. È una forma semplice, archetipica, quasi un emblema alchemico. La ricerca della semplicità porta Sicula a far convergere nella sua opera le caratteristiche del gioco. Avremo così il gioco motorio (il cavalletto a dondolo), il gioco con le regole (il cavalletto a dondolo dipinto) e il gioco simbolico organizzato attraverso i segni di un alfabeto fantastico. Al di là di narrazione e descrizione la necessità espressiva di Gaspare Sicula si fonda su un progetto poetico tutto giocato sul terreno del puro linguaggio.

Stefania Carrozzini

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