GETTO D’ACQUA

 

Trattasi di cinque studi di un quadro di Bonnard; cinque variazioni su di un solo tema: Nudo con lampada.

Queste variazioni, stranamente (ma poi neanche tanto), mi ricordano un percorso similare fatto poco meno di vent’anni fa, allorché Baldassarre Castiglione si fuse coi gatti che vagavano da una tela all’altra, tra i ritratti di mia moglie e gli appunti dipinti dei viaggi che insieme facevamo. Nel mese di giugno dell’86 dipinsi quel ritratto di Raffaello, cambiandone la faccia con veloci pennellate, cambiandone i colori, ponendo sopra il copricapo una delle rane del mio studio, irrequiete come i gatti. Iniziai così un ciclo che occupò l’estate di quell’anno e parte dell’autunno e i cui sviluppi, alternati ad altro, mi portarono, a metà degli anni novanta, a Feliscatus e a quanto, sulla sua traccia, venne dopo.

Ora, d’improvviso come allora, una nuova fiammante rottura e fusione.  Che senso ha tutto ciò? Mah!

Si può senz’altro dire che la lampada ha prosperose fattezze femminili; sensuali sono gli affastellati suggerimenti che provengono dalla luce di una lampada, posta in basso, nell’angolo di una stanza. Ha corpo di donna la lampada, tonda di adipe negli abbondanti fianchi, è addirittura più volte opulenta nelle movenze che l’ombra elargisce. Ma con tutto ciò sembra non aver nulla a che spartire con i nudi affilati di Pierre Bonnard. Forse sì nelle chiazze di bruciato che la rovente luce dei colori stridenti (ad esempio nel nudo di Ca’ Pesaro) esercita sulla loro pelle.

Ad esser franchi, però, ricorda anche i nudi stravaccati, oppure chiusi come cani, di dormienti donne freudiane e gli arti di Francis: una lampada tarlata, con le sue larghe ombre, ricorda più i corpi intagliati nella carne di Freud e le mani e le braccia di Bacon.

Robert Melville ha detto che Bacon ha rivestito di pelle umana i paralumi dei suoi immediati predecessori. Aggiungerei che in seguito li ha anche scorticati drenando coi colori la carne viva dello strappo, facendoli così somigliare alle ardite posture, erose dalla luce, di Bonnard.

In questa sede ( Spazi Arte, Piacenza) espongo inoltre due tele e una tavola che ad altri quadri, sempre di Bonnard, fanno riferimento, e alcuni dipinti su tavola di piccole dimensioni che hanno l’aspetto e l’immediatezza del bozzetto preparatorio, cosa che non smentisce il vero, anzi gli corrisponde; tali, infatti, sono stati a tutti gli effetti in questo fulmineo ed esuberante percorso.

Oltre a queste variazioni sono in mostra opere che, negli anni, alle donne ho dedicato. Dalla Venere classica alla donna con frutti, al gatto e la donna, alla donna e la conchiglia, a Mina e al suo amore per Dracula.

G.S.

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